31 Mag Il segreto per vincere con il BIM!
Episodio 2
Nella puntata precedente c’eravamo lasciati con l’annosa domanda: “per andare dove dobbiamo andare… per dove dobbiamo andare? Sa, è una semplice informazione”, e con una serie di punti interrogativi relativi al come, dove, quando, perché… ecc. quesiti che ci avvicinano concettualmente alla definizione di un metodo alla base della progettazione BIM.
Le risposte a queste domande non sono semplici – e soprattutto univoche – perché un progetto è complesso e ogni progetto è unico e uguale solo a se stesso: si evolve continuamente e può variare più volte anche in corso d’opera. Come orientarsi nella giungla dell’ambiente di lavoro e della rotta da seguire lo capiremo nel prossimo episodio quando ci addentreremo negli aspetti un po’ più “tecnici” del Building Information Modeling, tutti racchiusi in una sorta di Guida ai Naviganti, il BIM Execution Plan, per gli amici… BEP!
È prassi raggruppare gli usi in dimensioni a seconda dei diversi parametri/variabili implementati per valutare la conformità del modello per quel determinato obiettivo (dall’ 1D alla nD, per esempio). Tali gruppi “numerico-dimensionali” implicano la complessità del modello BIM e i requisiti che lo stesso dovrà soddisfare.
Chi la fa da padrone in questa fase è indubbiamente il committente che avanzerà proposte più o meno indecenti sul “modello dei suoi desideri”. Va da sé che gli usi e gli scopi possono essere molteplici: documentare, monitorare, visualizzare, valutare solo per fare qualche esempio.
La sintesi estrema resta però costante e comune a tutte: costruire digitalmente per tendere a zero i falli e le non conformità di una progettazione tradizionale, incrementando l’affidabilità della progettazione, a monte, e dell’opera, a valle.
Si avvia in tal senso un processo bidirezionale – che va dal committente al BIM Manager e di nuovo al Committente – che trova il suo compimento nell’incontro tra domanda (esigenza progettuale) e offerta (Information Modeling). Si inizia cioè a concepire il modello prima ancora di modellarlo: è un’operazione mentale che pone le fondamenta al Concept Modeling. Aspetti questi che al pari degli interrogativi di inizio pagina andranno registrati ancora una volta sulla nostra Guida Amica.
Niente di straordinario se si pensa che funziona così un po’ dappertutto: pensiamo al mondo dello sport, dove il committente assume le vesti dell’amato/odiato Presidente che investe fior di quattrini, che sta col fiato sul collo del suo allenatore, con obiettivi minimi stagionali e tempi di consegna improponibili.
Il Presidente però non sa allenare e non ha la più pallida idea di come si metta in campo una squadra vincente; si rivolge perciò a un allenatore designato ad hoc (un Manager, o un BIM Manager meglio ancora), che, recepite e negoziate le richieste del suo Presidente, si mette fin da subito al lavoro selezionando il suo staff tecnico di fiducia: preparatori, massaggiatori, tattici ecc, che nel mondo BIM potrebbero assumere le sembianze dei Coordinator di disciplina. Sì, ma chi scende in campo? Chi fa goal? Chi corre, suda ed esulta o viene sostituito in caso di prestazione non soddisfacente? Ed ecco finalmente gli specialisti di disciplina, coloro i quali hanno tutte le competenze e conoscenze per seguire per filo e per segno le direttive del Mister, a suon di click sul mouse e testate nel monitor del proprio pc!
La sintesi perfetta di un approccio al metodo di lavoro BIM Based è perciò racchiusa nel trinomio “obiettivi”, “gruppo”, “lavoro/competenze di squadra”, se sono chiari fin da subito tutt’e tre le variabili del trinomio si riducono sensibilmente la complessità della commessa con ovvi vantaggi per la produttività e per il risultato finale. In caso contrario si rischierebbe la retrocessione = fallimento progettuale con tutte le conseguenze del caso.